L’automobile: il nostro status simbol. Cosa faremmo senza di lei? Come potremmo sopravvivere in mancanza di questo mezzo di trasporto così vitale? Quanto ci mancherebbero la sua vicinanza, la sua comprensione, il suo rumore sconsolato, il tentare di spaccarci le corna sfrecciando nel bel mezzo di un paese mentre una vecchina attraversa la strada e un bambino si butta animatamente su una palla che insegue la vecchietta? Sicuramente la prima sensazione sarebbe panico, seguita da sudori freddi, vampate, solitudine e depressione.
Di certo non accompagneremmo più nostro figlio a scuola perché troppo distante: 300metri dopotutto sono un’infinità, durante questo terribile e sferrato percorso potremmo anche inciamparci o prenderci una tegola in testa. Fare la spesa in una condizione del genere non se ne parlerebbe: meglio vivere di pane ed acqua (per fortuna il fornaio è sotto casa) oppure, piuttosto, decidere di convertirsi all’uso di internet e della carta di credito sebbene siate da sempre contrari a questi mezzi inconsulti.
Andare in palestra e al solarium, o in piscina, assolutamente no, o si, o no, o si… e qui, nasce un’illuminazione, perché la necessità di buttare giù chili per essere più aitanti e quindi, dal vostro punto di vista, accettati maggiormente nella società e da voi stessi vi porta a scoprire che esistono anche altri mezzi di trasporto oltre all’auto: l’autobus, la metro, lo scooter, l’ostica bicicletta e, qualcosa che non avreste mai immaginato poter contemplare, le vostre gambe.
Piano piano, obbligati da tutto questo, vi accorgete che non è poi così male: vi sentite anche più leggeri, più in forma dopo un giretto in bici o una passeggiatina. Scompare lo stress da traffico: quei clacson, quella fretta di levarsi di mezzo, quella ricerca infinita di un parcheggio, svaniscono lasciando posto ad una sensazione eterea di pace (provocata, probabilmente, anche dall’assunzione di Prozac, dovuto alla depressione iniziale causata dalla mancanza dell’auto, di cui nel frattempo vi siete assuefatti).
Vi sentirete come Heidi circondata dalle caprette e saltellerete lungo Via Indipendenza a Bologna gioendo di questa libertà appena conosciuta e ritrovandovi lo stesso traffico automobilistico sul marciapiede: pedoni infernali che camminano come se fossero in processione, gente che guarda da tutte le parti e che esce dai negozi urtandovi e voi vorrete solo scappare ma sarà impossibile: non ci saranno vie di fuga se non rintanarvi in qualche negozio o nel vostro appartamento che oramai sarà troppo lontano. Tenterete invano di saltare su un autobus troppo pieno (o la gente troppo sulla porta) per riuscire ad entrarci (viva le sardine), vi guarderete attorno spaesati e penserete alla vostra bella auto: lì almeno eravate seduti ad imprecare ma nessun passante vi calpestava i piedi o vi urlava nelle orecchie.
Vi sentirete morire a causa di un leggero attacco di panico, inizierete a correre disperati verso l'unico punto in cui, vi sembra, passi dell'ossigeno, vi accascerete a terra senza forze completamente sommersi dal traffico cittadino e, mentre tenterete di respirare quel solo boccone d'aria, la gente attirata dal vostro malessere si accalcherà attorno a voi per poter vedere, capire, impicciarsi... privi di respiro vi risveglierete nel vostro letto, fradici, maledicendo la sera prima in cui avete avuto la fantastica idea di prendervi un acido per rilassarvi.
Commento postato il 22 settembre 2009 su Splinder:
RispondiElimina"un post lisergico non c'è che dire :)"