Sono passati alcuni mesi dall'ultimo post che ho scritto ed ora, tra il caos creato dalla nuova Riforma universitaria, mi rimetto davanti ad un virtuale foglio bianco.
Probabilmente il prossimo articolo lo dedicherò proprio all'argomento sopraccitato nel tentativo di chiarire quali cambiamenti avverranno se anche il Senato varerà la nuova legge.
Oggi, scrivo riguardo alla pena di morte: un argomento piuttosto delicato e controverso che tenterò di toccare in maniera più oggettiva possibile lasciando scegliere al lettore da che parte stare.
In Via Zamboni a Bologna, oltre ad essere stata occupata nuovamente la Facoltà di Filosofia, è stata organizzata, per domani alle 17.00, una protesta contro la Pena di Morte improntata sulla figura di Billy Moore, ospite d'eccezione dell'incontro.
Per chi non avesse idea di chi sia quest'uomo brevemente riassumo la sua storia: implicato nella rapina di una casa ha ucciso, anni fa e senza premeditazione, l'anziano signore che ci abitava e si trovava all'interno al momento del fatto. È rimasto nel braccio della morte per anni, condannato alla sedia elettrica, per poi essere fortunatamente scagionato. Nel corso del tempo trascorso in carcere ha tentato di redimersi in più modi cercando di partecipare, soprattutto, alle attività della comunità.
La sua figura, ora, viene utilizzata come emblema dell'uomo che può redimersi, capendo i propri errori, pentendosene e ricreandosi una nuova vita.
Perché, quindi, essere contrari alla pena di morte? Una possibile risposta è già stata data: la fiducia ottimistica che il carcerato si redima senza, però, tenere conto delle varie e singole situazioni. Non sempre, infatti, questo è possibile: esistono alcuni casi recidivi che non sono in grado di comprendere dentro di sé che cosa sia la morale, o meglio ne hanno creata una propria nella quale la vita altrui non ha alcun senso se non quella di sottostare al loro sadico piacere.
Quello che tendo di spiegare è come ogni caso sia, a suo modo, singolare e debba venir studiato come a sé stante: non si possono prendere le stesse decisioni radicali per tutti sia per una fallibilità umana (potrebbe non essere colpevole del crimine oppure averlo commesso senza intenzionalità) sia perché c'è la possibilità che con un certo tipo di percorso di recupero il carcerato possa redimersi sia perché lo stesso potrebbe, una volta uscito di prigione, ricommettere lo stesso errore reiterandolo.
Dare l'ergastolo a vita, od obbligarli ai lavori forzati, sarebbe una soluzione migliore della pena di morte? Pongo questa domanda per il semplice motivo che, a questo punto, bisogna trovare un'altra soluzione: parlare semplicemente contro un sistema che si ritiene sbagliato senza pensare ad una possibile soluzione al problema risulta inutile e pretenzioso.
Nel caso, oltretutto, dell'ergastolo nascerebbe anche un discorso, che eviterò, legato all'economia ed ai soldi da investire per il mantenimento dei carcerati, già giudicato esoso in Italia.
Inoltre, c'è un'idea da cui non riesco a liberarmi: la vita è sacra, ma la libertà dell'individuo all'interno della società, la tranquillità di sentirsi al sicuro, sono degli optional? Come ci sentiremmo se nostro figlio o nostra figlia subissero una violenza? Istintivamente, cercheremmo una vendetta personale che, giustamente, sia il diritto sia la nostra coscienza non tollerano.
Lo stato, quindi, si prende l'onere di decidere riguardo questo condannato: cosa farne di lui? Personalmente opterei per una riabilitazione seria coadiuvata da un equipe di psicologi competenti ed in grado di occuparsi dei vari e possibili casi, cioè ognuno specializzato e preparato ad affrontare una determinata problematica del carcerato nel tentativo di risolverla (sia chiaro, risolvere inteso come superamento della stessa e non, come spesso accade, auto-convincimento della propria guarigione). Torniamo, però, al problema economico: chi dovrebbe mantenere questi medici? Si potrebbe creare una forza-lavoro con i prigionieri che dia la possibilità di creare soldi per poter mantenere le proprie cure. Così, infine, coloro in grado di superare il proprio disagio possono essere reinseriti, con attenzione, nella società... ma cosa succede ai recidivi oppure a coloro che hanno mentito ingraziandosi le simpatie dei dottori?
Il sistema per quanto possa sembrare ai nostri occhi perfetto presenterà sempre delle falle: l'importante è tentare di trovare una soluzione, non lasciarsi trascinare o manifestare senza creare delle idee per migliorare la situazione attuale: questo non vale solo per questo specifico discorso ma, in un certo senso, è uno dei tanti modi di affrontare la vita.
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