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Ho avuto parecchi problemi nell'importazione del blog (tentata sia qui che su wordpress) tali da obbligarmi a farla manualmente: spero di non aver perso alcuni dati nel farlo...
domenica 22 gennaio 2012
venerdì 20 gennaio 2012
Chiesetta di San Giacomo
San Giacomo Church sunset no. 1 by =anakuklosis on deviantART
Questa è una foto che ho scattato il mese scorso in un paesino nel Friuli-Venezia Giulia
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Bologna, Italia
lunedì 8 agosto 2011
Monte Hellman ed Esistenzialismo a confronto
Tesina redatta per l'esame di Storia del cinema Nordamericano tenuto dal professor Michele Fadda Università degli studi di Bologna
Il soggetto di tale ricerca, Monte Hellman, era obbligatorio mentre la scelta dell'argomento da trattare risultava a descrizione dello studente.
L'idea di mettere a confronto il regista cinematografico con la corrente esistenzialistica è stata tratta dall'articolo "Americano, straniero... il caso Monte Hellman" di Michele Fadda pubblicata nella raccolta a cura dello stesso American stranger, il cinema di Monte Hellman, ed. Cineteca Bologna, 2009.
Introduzione
A prima
vista i film girati da Monte Hellman possono trasmettere una sensazione
di vuoto ed apatia: i finali tendono ad essere sospesi, a sgretolarsi
come, per esempio, la scena della pellicola che brucia nel finale di Two-Lane Blacktop dissolvendo l'intera immagine.
Esistenzialismo
è stata una parola più volte usata dai critici per descrivere il cinema
di questo regista in seguito, anche, ad un'intervista in cui egli
dichiara di essere legato sentimentalmente a scrittori direttamente
collegati a tale corrente filosofica, come Sartre e Camus,
I
think maybe in some interview years before, I said that Albert Camus
and Jean-Paul Sartre were at least philosophical influences. I think the
first existential movie I'm going to make is the next one, because it's
really existential in the classic sense of the meaning of the
philosophical term. I think the others are maybe existential in the way
that any movie is existential. Any story of a group of characters who
have to make decisions can be classified as existential, but I don't
think the decisions in those particular movies are necessarily
conforming to Sartre's philosophy.1
Camus
è considerato un autore legato all'esistenzialismo, ma non per questo
un filosofo, mentre Sartre, sebbene inscritto in tale cerchia, riesce a
incarnare i propri pensieri filosofici all'interno di alcuni suoi
romanzi. Scrittori, quindi, piuttosto che puri pensatori fanno parte
degli interessi di Hellman: un esistenzialismo fatto di ricerca della
materia “uomo”, per ciò che concerne la vita dell'essere umano, per la
quotidianità dei gesti e il viaggio che egli sceglie di percorrere si
trovano, probabilmente, alla base delle scelte registiche di questo
autore cinematografico.
Monte
Hellman prima di divenire regista cinematografico per un periodo della
sua vita si è dedicato al teatro. Una delle opere che, in questo
periodo, ha trattato e a cui si è legato particolarmente è Aspettando Godot di Beckett:
[...]
Una grande opera teatrale, forse la più grande del Ventesimo secolo.
Tratta problemi profondi senza risolverli, quelli della vita e della
morte, della condizione umana. È un'opera che mi commuove e mi
appassiona, e l'unica, tra quelle a cui ho lavorato,che ispiri sempre
nuove idee.2
In
un certo senso queste parole potrebbero venire direttamente applicate
ai suoi stessi film; ciò che mostra Hellman nel suo cinema, infatti, è
privo di risoluzione, sospeso assieme alla resa dei finali: l'unica
certezza è che il tempo continui a scorrere e che ciò che abbiamo visto
continui a scorrere nella nostra mente dopo essere bruciato davanti ai
nostri occhi.
Two-Lane Blacktop
Aspettando Godot
di Beckett, infatti, ha una trama minimale in cui i dialoghi risultano
apparentemente senza senso: due personaggi che attendono, appunto,
l'arrivo di Godot il quale non si presenterà mai. Il senso
dell'esistenza si perde poiché Godot diviene l'incarnazione di un Dio
che non esiste ma che, allo stesso tempo, si attende: una meta che si
perde attraverso lo scorrere delle lancette del tempo come accade in Two-Lane Blacktop.
In
questo caso, però, il protagonista non è più una divinità assente
oppure l'attesa di questa ma,piuttosto, la perdita di un senso di
ricerca: i personaggi si prefiggono una meta, una sorta di gara (chi
raggiungerà con la propria auto, per primo, Washington vincerà il mezzo
di trasporto dell'altro) ma essa si dilegua nel continuum della trama,
sfumando e lasciandosi dimenticare dagli stessi. Non c'è lotta ma solo
rassegnazione. Un film dedicato alla vita interiore piuttosto che a
quella esteriore3
che, però, la vela attraverso i silenzi o le parole logorroiche del
personaggio interpretato da Warren Oates. I discorsi che si dipanano
lungo l'opera sembrano conversazioni quotidiane: le stesse che chiunque
passi il tempo a viaggiare in auto potrebbe fare.
Il
guidatore (James Taylor) e ilmeccanico (Dennis Wilson) viaggiano
insieme, entrambi di poche parole e concentrati sui motori, unica
tipologia di discorso su cui convergono, sono dei personaggi semplici e
silenziosi che seguono la strada davanti a loro, accettano supini ogni
tipo di deviazione per poi risalire in macchina di nuovo assieme.
Il
guidatore (James Taylor) e ilmeccanico (Dennis Wilson) viaggiano
insieme, entrambi di poche parole e concentrati sui motori, unica
tipologia di discorso su cui convergono, sono dei personaggi semplici e
silenziosi che seguono la strada davanti a loro, accettano supini ogni
tipo di deviazione per poi risalire in macchina di nuovo assieme.
Mentre
aspettano in un'area di servizio, guidatore e ragazza (Laurie Bird)
hanno un veloce scambio di opinioni che richiama un'idea sul senso della
vita ed allo stesso tempo una mancanza di certezza nell'ammissione che
la condizione umana sia migliore di quella degli insetti.
Guidatore: “Hai visto quanti insetti?”
Ragazza: “Sì”
Guidatore:
“Ci hai mai pensato, tu, a quanto sono curiosi? Escono dalla terra solo
ogni sette anni; e sai cosa vengono a fare ogni sette anni fuori dalla
terra? A cambiar pelle, a metter su delle ali per volare in giro solo
mezza giornata e per crepare; ma prima però riescono a deporre un bel
po' di uova, è così?” La ragazza non aspetta che continui il discorso ed
esordisce:
Ragazza: “Noi uomini ce la caviamo meglio, no?” passano alcuni secondi e poi aggiunge: “Anche senza le ali”
Guidatore: “Si, anche senza le ali” dice senza troppa convinzione ed infine, egli, aggiunge che è ora di andare.
La
ragazza è l'unica persona che si ribella a questo tipo di visione: ne
sfugge, in un certo senso, il momento in cui deciderà di cambiare
“tassista”.
La
giovane entra nell'auto dei due e, quindi, nella loro vita, in punta di
piedi senza nemmeno sapere dove i ragazzi siano diretti ma a lei “va
bene, non c'è mai stata all'est”. Ad un certo punto sparisce, in
compagnia di gto,
il guidatore decide di seguirli per convincerla ad andare con lui ma il
momento in cui si rende conto che, oramai, l'ha persa a causa della
decisione della ragazza di cambiare strada ed andarsene, assieme ad un
motociclista, lui non la ferma in accordo con l'idea di Monte Hellman
per la quale:
Quando
l'amore finisce non c'è rabbia, c'è indifferenza. È quando non ci sono
emozioni che non c'è più speranza. Altrimenti non è ancora finita...4
Lo
stesso film, di conseguenza, non potrebbe avere una fine nel caso in
cui il personaggio di James Taylor decidesse di inseguire la ragazza,
considerando il fatto che lo stesso regista individua tra le tematiche
principali del proprio film l'amore.
Quando lei decide di andarsene il guidatore, sebbene innamorato di lei, non fa nulla per fermarla.
I personaggi di
Monte Hellman si lasciano trascinare da un destino, dalle situazioni,
che non sono in grado di controllare ed allo stesso tempo non sono
interessati a cambiare. Divengono protagonisti degli eventi che li
circondano facendosi toccare da questi e seguendone il flusso, incapaci
di ribellarsi. È esattamente questo l'abisso, e allo stesso tempo la
connessione, che intercorre tra le opere di questo regista e gli autori
esistenzialisti citati inizialmente.
L'Esistenzialismo, infatti, sebbene si concentri sull'inutilità e sull'impossibilità dell'uomo ad affrontare gli eventi, poiché in balia del fato, va in cerca di una soluzione che redima la passività di questo tipo di esistenza. Hellman sebbene sembri condividere l'idea fondamentale di questa corrente filosofica sembra non interessato alla fuga da tale tipo di passività poc'anzi citato.
L'Esistenzialismo, infatti, sebbene si concentri sull'inutilità e sull'impossibilità dell'uomo ad affrontare gli eventi, poiché in balia del fato, va in cerca di una soluzione che redima la passività di questo tipo di esistenza. Hellman sebbene sembri condividere l'idea fondamentale di questa corrente filosofica sembra non interessato alla fuga da tale tipo di passività poc'anzi citato.
Sartre, per esempio,
concepisce l'essere umano come in balia degli eventi ma allo stesso
tempo bisognoso di combattere contro di essi, avere una qualsiasi
reazione, provare dei sentimenti, anche violenti, dimostrandoli ed
affrontandoli: è questo che rende gli uomini umani.
Tragici, erano; no, nemmeno: storici; nemmeno, siamo istrioni, non valiamo una lacrima; predestinati:
no, il mondo è un caso. Ridevano, si appoggiavano ai muri dell'Assurdo e
del Destino, che li ributtavano indietro. Ridevano per punirsi, per
purificarsi, per vendicarsi: inumani e troppo umani, di là e di qua
della disperazione: uomini.5
Una triste ironia si
respira leggendo le pagine sartriane de “Il Muro”. Il finale del primo
racconto deride beffardamente il protagonista che, proprio grazie al
destino, sicuro d'esser condannato a morte certa ne viene, invece,
risparmiato: interrogato su dove possa trovarsi il suo amico, ricercato,
risponde che egli si trova nel cimitero ed aggiunge:
Era
per far loro uno scherzo. Volevo vederli alzarsi, affibbiarsi i
cinturoni e mettersi a dare ordini con aria affaccendata […] Di tanto in
tanto sorridevo perché pensavo alla faccia che avrebbero fatta. […]
Tutto ciò era di una comicità irresistibile.6
Questa menzogna,
però, si rivela reale: l'uomo che la polizia vuole incastrare si trova
realmente nascosto nel cimitero e il protagonista viene, così, graziato.
Un'azione che,
quindi, non viene sospesa: le opere di Sartre vogliono dimostrare la
nostra umanità e la condanna a cui ci predestina l'«Assurdità» della vita reale. Monte Hellman, invece, preferisce osservare il quotidiano.
Il regista, infatti,
predilige osservare i piccoli gesti quotidiani nella loro essenza;
parlando durante un'intervista del proprio lavoro in quanto opera
altamente realista ed allo stesso tempo astratta il regista, mettendo a
confronto la propria esperienza teatrale con quella cinematografica,
sottolinea:
[...]Quando diressi La voce della tortora
avevamo un salone, una camera ed una cucina. Era divertente far
scorrere l'acqua dei rubinetti, alimentare la stufa a legna e friggere
le uova sul palcoscenico.
A teatro è più insolito che al cinema, soprattutto oggi, dato che si
gira molto in luoghi reali. Ma è vero che mi piacciono i dettagli
insignificanti della vita quotidiana. Mi piacciono le scene in cui la
gente mangia o si lava [...]7.
Questa idea di
esaltazione e focalizzazione dei gesti quotidiani ricorda molto un
regista italiano legato al Neorealismo e che, a sua volta, prima di
dedicarsi al cinema aveva lavorato per il teatro, Luchino Visconti che,
guarda caso, condivide con Hellman anche l'interesse per lo scrittore
russo Anton Cechov. Nella raccolta di scritti di Gerardo Guerrieri, ex
collaboratore di Visconti, infatti si trovano vari appunti in cui viene
sottolineato l'interesse, quasi morboso, che il regista italiano provava
nei confronti della resa realistica delle scene:
Realismo
come allucinazione […] Ogni cosa talmente verosimile che sembri vera,
ma che nello stesso tempo si possa credere in essa come ad
un'apparizione, come un ectoplasma, una seconda vista, oltre le cose
sensibili, quella vista che afferra le essenze.8
Queste poche righe,
sebbene scritte da Visconti riguardo la propria poetica, riescono allo
stesso tempo a rendere l'idea di ciò che anche i film di Monte Hellman
trasmettono allo spettatore: entrambi, infatti, spingono la propria
opera verso un eccedente realismo tale da renderlo inverosimile,
astratto. La differenza tra i due autori, però, si ricollega a ciò che è
stato detto precedentemente anche nei confronti degli esistenzialisti: i
personaggi del regista italiano cercano di combattere contro gli eventi
sebbene il loro destino sia segnato, mostrano la propria rabbia e
disperazione, mentre per quanto riguarda i caratteri che il regista
americano mette in scena non c'è interesse nella ribellione.
Tutto questo, in Monte Hellman, viene sottolineato non solo dalla ripresa di gesti quotidiani ma anche da un altro procedimento legato all'uso dei dialoghi e del montaggio:
Tutto questo, in Monte Hellman, viene sottolineato non solo dalla ripresa di gesti quotidiani ma anche da un altro procedimento legato all'uso dei dialoghi e del montaggio:
Mi piacciono i dialoghi funzionali e le storie raccontate il più possibile al di fuori dei dialoghi. E in Strada a doppia corsia
la storia è raccontata ancor meno attraverso le parole di quanto non
accadesse nei western. In quel film il dialogo è davvero quotidiano e
non ha granché a che fare con la trama stessa.9
The Shooting e Ride in the Whirlwind
Probabilmente è lo stesso soggetto di Two-Lane Blacktop
ed il luogo in cui si svolgono i fatti, la strada, ad aiutare la
rarefazione dei dialoghi indirizzandoli verso un'alienazione nei
confronti della trama: per quanto riguarda i western, infatti, si
rivelerebbe maggiormente difficile giustificare l'inizio di un'azione o
comunque l'interazione tra i personaggi escludendo completamente la
possibilità di raccontare alcune parti delle storie. Allo stesso tempo
il montaggio e la scelta stessa dei luoghi di ripresa vanno a sommarsi
con l'idea, già precedentemente accennata riguardo i dialoghi, di un
ciclico ritorno del medesimo.
Prendendo, per esempio, The Shooting non era possibile iniziare il viaggio e la “caccia all'uomo” escludendo completamente le spiegazioni incomplete della straniera, che spiegano ciò che è accaduto nelle scene precedenti, riguardo alla motivazione per cui si trova in quel posto senza il suo cavallo. Il film trasmette allo spettatore la stessa idea di progressione statica (o un ossimoro), un congelamento del tempo nella gratuità dei dialoghi presenti che ostacolano la tensione narrativa.
In
aggiunta all'inibizione della diegesi narrativa, per esempio, nel film
appena citato i personaggi indugiano in conversazioni disquisendo sulla
semantica dei nomi propri, quasi spersonalizzati, privi di una propria
identità poiché privati del proprio nome. Questa caratteristica si
ritrova lungo tutta la filmografia di Monte Hellman in cui sono offerte
allo spettatore “presenze” e non personaggi, come se la storia si
sviluppasse su un proprio binario senza l'intervento attivodell'attore. È
una contingenza fine a se stessa che fa percepire l'insostanzialità
delle vicende.
Un'altra peculiarità dello stile registico di Hellman è quella di alternare primi e primissimi piani che ricordano le scene chiave del western insieme a riprese di mezzo busto, piani sequenza tagliati obliquamente, durante i quali la parola sfuma, spesso è ripreso il volto di chi ascolta e non di chi parla, come se la comunicazione risultasse aleatoria, non significativa:
Prendendo, per esempio, The Shooting non era possibile iniziare il viaggio e la “caccia all'uomo” escludendo completamente le spiegazioni incomplete della straniera, che spiegano ciò che è accaduto nelle scene precedenti, riguardo alla motivazione per cui si trova in quel posto senza il suo cavallo. Il film trasmette allo spettatore la stessa idea di progressione statica (o un ossimoro), un congelamento del tempo nella gratuità dei dialoghi presenti che ostacolano la tensione narrativa.
Un'altra peculiarità dello stile registico di Hellman è quella di alternare primi e primissimi piani che ricordano le scene chiave del western insieme a riprese di mezzo busto, piani sequenza tagliati obliquamente, durante i quali la parola sfuma, spesso è ripreso il volto di chi ascolta e non di chi parla, come se la comunicazione risultasse aleatoria, non significativa:
Lo
stesso montaggio lento, aritmico asciutto, concorre a determinare una
continua dispersione di senso […]. Non c'è racconto che di un vano
vagabondare, secondo la logica di un “falso movimento”.10
È un esempio di ciò in The Shooting
la scena girata accanto al fiume in cui i personaggi perdono le tracce
che stanno seguendo e sembrano voler intraprendere piste diverse; i
dialoghi sono occasionali, quasi fuori contesto e i movimenti dei
personaggi sembrano essere decisi più dai cavalli che dalla loro
volontà.
Talvolta, il regista sembra affacciarsi concettualmente sulla negazione dello Strutturalismo: al posto di patterns e codici topici si ritrova una casualità disarmante.
Sembrerebbe emergere una riflessione opposta a quella di Umberto Eco quando commenta l'opera di Calvino Se una notte d'inverno un viaggiatore; Calvino ci consegna un'opera aperta, in cui l'interpretazione dello spettatore integra ciò che manca, colma le lacune e la mancanza degli sviluppi narrativi. Nel cinema di Hellman sembra mancare la complicità e la collaborazione con lo spettatore, lasciando vacante la responsabilità dell'analisi dei segni poiché il film procede per sovrapposizioni di strati non interconnessi ma quasi dominati da aporie logiche.
Rispetto a Peckinpah e ai suoi western portati al parossismo di violenza e ad artifici tecnici che ne esaltano la tensione narrativa, The Shooting, per esempio, non propone una riflessione profonda sull'uomo e neppure sul significato delle proprie azioni, ma decontrae le scene fino a parodiare, involontariamente, uno dei simboli del cinema western, ovvero l'uso delle armi. In una scena del film di Hellman la protagonista femminile (Millie Perckins) inizia a sparare istericamente con la pistola, senza un motivo particolare, ma arrabbiata con un compagno di viaggio; come se niente fosse ella svuota il caricatore ignara delle conseguenze.
Talvolta, il regista sembra affacciarsi concettualmente sulla negazione dello Strutturalismo: al posto di patterns e codici topici si ritrova una casualità disarmante.
Sembrerebbe emergere una riflessione opposta a quella di Umberto Eco quando commenta l'opera di Calvino Se una notte d'inverno un viaggiatore; Calvino ci consegna un'opera aperta, in cui l'interpretazione dello spettatore integra ciò che manca, colma le lacune e la mancanza degli sviluppi narrativi. Nel cinema di Hellman sembra mancare la complicità e la collaborazione con lo spettatore, lasciando vacante la responsabilità dell'analisi dei segni poiché il film procede per sovrapposizioni di strati non interconnessi ma quasi dominati da aporie logiche.
Rispetto a Peckinpah e ai suoi western portati al parossismo di violenza e ad artifici tecnici che ne esaltano la tensione narrativa, The Shooting, per esempio, non propone una riflessione profonda sull'uomo e neppure sul significato delle proprie azioni, ma decontrae le scene fino a parodiare, involontariamente, uno dei simboli del cinema western, ovvero l'uso delle armi. In una scena del film di Hellman la protagonista femminile (Millie Perckins) inizia a sparare istericamente con la pistola, senza un motivo particolare, ma arrabbiata con un compagno di viaggio; come se niente fosse ella svuota il caricatore ignara delle conseguenze.
Si può dire che nel cinema di Hellman manchi sia il lirismo sia la capacità emotiva di raggiungere uno Spannung.
È
vero che, apparentemente, la filmografia di Hellman sembra riassumere
in sé alcune tematiche tipicamente esistenzialiste come
l'incomunicabilità, l'isolamento emotivo dell'uomo, il senso di
inadeguatezza nella vita, l'inautenticità di ogni azione, ma questi
concetti non vengono mai sviluppati o chiariti in fasi successive; è un
cinema che abbozza l'Esistenzialismo, lo evoca ma non lo trasmette allo
spettatore. Così si possono intravedere Beckett, Sartre, Camus, etc. ma
solo come suggestioni non infra-testuali e nemmeno metafilmiche, ma
piuttosto sottintese nella mente di uno spettatore colto che intenda
nobilitare questi film con contenuti più ampi.
La fuga porta in un dovunque
sempre uguale a se stesso […] senza poter controllare gli avvenimenti
che lo coinvolgono, ignorando i nessi che li organizzano in una
circolarità senza senso apparente. Caduta ogni giustificazione teologica
(ideologica, morale, religiosa) non rimane che l'attonita contemplazione dei fatti.11
Nei due finali di The Shooting e Ride in the Whirlwind
vi sono, infatti, due conclusioni che non si possono considerare né una
vera e propria chiusura, né una svolta, in quanto il suicidio in nel
primo e la fuga nelle colline nel secondo non costituiscono
l'esito di una progressione narrativa dotata di un senso, ma sembrano
continuare e protrarre il gioco del nonsense, l'infinita fuga e
una morte quasi scaturita dalla contingenza piuttosto che da una
necessità profonda. È l'uomo che cede alla propria angoscia o sfugge a
se stesso e al conflitto; ma non vi è un vero e proprio antieroe, poiché
non c'è nessuna opposizione a valori persistenti, ma una deriva.
Il
cinema di Monte Hellman, quindi, seppure complesso e variegato, non
propone tematiche definite ed approfondite in modo coerente, ma lascia
allo spettatore la scelta di interpretarlo in modo sempre differente.
Penso, personalmente, che sia come tecnica registica, sia come
concettualità esso, a volte, risulti poco coerente e ripetitivo,
distaccandosi dalla profonda riflessione dell'Esistenzialismo, più
determinato ad evocare un'interiorità umana con le sue particolarità.
1Intervista “Monte Hellman – Two-Lane revisited” di Keith Phipps, 10 novembre 1999
http://www.avclub.com/articles/monte-hellman,13630/
http://www.avclub.com/articles/monte-hellman,13630/
2Intervista
“Non sottolineare l'evidenza” di Michael Ciment pubblicata nella
raccolta a cura di Michele Fadda “American Stranger, il cinema di Monte
Hellman” ed. Cineteca Bologna, 2009
3“I think Two-Lane Blacktop is
neither. It's a film about inner life rather than outer life. But it's
not a film about other films; it's not a pastiche”. Intervista “Monte
Hellman on Corman and Cockfighter” di Nicholas Pasquariello http://www.ejumpcut.org/archive/onlinessays/JC10-11folder/MonteHIntPasquarillo.html
4Intervista “Hellman Rider” di Romuald Karmakar e Ulrich von Berg, traduzione di Davide Ferrario, 22 novembre 1988
5Tratto da “La morte nell'anima” di Jean-Paul Sartre, ed. Oscar Mondadori, Classici Moderni (2003), p. 78
6Tratto da “Il Muro” di Jean-Paul Sartre, ed. Einaudi Tascabili (2003), p. 29
7Intervista
“Non sottolineare l'evidenza” di Michael Ciment pubblicata nella
raccolta a cura di Michele Fadda “American Stranger, il cinema di Monte
Hellman” ed. Cineteca Bologna, 2009
8Tratto da “Il teatro di Visconti, scritti di Gerardo Guerrieri” a cura di Stefano Geraci, ed. Officina, anno 2006
9Intervista
“Non sottolineare l'evidenza” di Michael Ciment pubblicata nella
raccolta a cura di Michele Fadda “American Stranger, il cinema di Monte
Hellman” ed. Cineteca Bologna, 2009
10Articolo “Two-Lane Blacktop: un roadmovie funereo” di Fausto Galosi, in “Cinema e Cinema” n. 21, ottobre-dicembre 1979
11Articolo “I western gemelli” di Paolo Vecchi, in “Cineforum” n. 178, ottobre 1978
Ubicazione:
33038 San Daniele del Friuli UD, Italia
domenica 10 aprile 2011
Poesia 01
English version: http://anakuklosis-eng.blogspot.com/2011/04/poem-no-01.html
Taglienti aculei
si ritraggono nella carne
nell'incostante luce
di una lacrima nera.
sabato 9 aprile 2011
"Violence" - un racconto breve
English version: http://anakuklosis-eng.blogspot.com/2011/06/violence.html
“Cosa fai, stai aspettando che ti mandi in ospedale con qualcosa di grave o che, con un'innocente spintarella ti faccia battere la testa contro un angolo? Prova a metterti al mio posto, prova a pensare di essere tu l'amica che ti ha sentito piangere al telefono chiedendole aiuto, prova a pensare di essere la tua stessa madre, quanto saresti arrabbiata al posto suo? E tu torni ancora da lui?”
“Sì lo so ma se lo rifà giuro che lo lascio” le rispondo tristemente
“Lo hai detto anche la prima volta che l'ha fatto e poi ancora, ed
ancora. Per lo meno lascialo per un periodo, obbligalo ad andare da uno
psicologo, a parlargli del problema: è una persona instabile anche solo
per essersi piazzato sul cornicione di una finestra minacciando di
buttarsi tempo fa”
“Non posso pensare di stare senza di lui, magari gli chiedo se può andarci ma non lo posso lasciare”
Non è così
poetico come sembra. Le mie parole addolciscono i fatti: li seguono, li
giudicano, forse, li scandagliano ma in nessun caso riescono a
descrivere il suono di un grido muto prodotto da un sentimento.
Come spiegare la violenza? Come riuscire a ricreare quell'atmosfera di istintività e paura che si respira in quei momenti?
* * *
Una giornata
piacevole, tranquilla, era trascorsa e nella quiete di un attimo le nubi
di una rabbia primordiale si sono destate. Posso sentire dentro di me
quella forza che cova in lui, così distruttiva, così rancorosa: mi
sembra di essere in grado di sentire il sangue scorrere nelle mie vene
come se al suo posto vi si trovasse della caffeina; una strana pressione
si forma sul mio petto come se qualcosa vi ribollisse dentro; la mia
testa, tesa, vuota, e consapevole di ciò che sta per fare: mi ordina di
scagliarmi contro quella persona incapace di comprendere i miei
sentimenti e che supinamente accetta le mie parole. Quello sguardo
innocente mi dà il voltastomaco: mi sta prendendo in giro, ne ho la
certezza, si prende gioco di me, ride alle mie spalle quella fottuta
strega!
Tutte queste
sensazioni si rimescolano dentro di me: posso palparle e ne ho paura.
Tremo al solo pensiero che lui reagisca ad esse. I miei muscoli si
tendono all'inverosimile ed il mio respiro si blocca nell'esatto istante
in cui lui, seduto di fronte a me, si alza.
Gli avevo
appena risposto male, noncurante, scioccamente non ci avevo pensato:
“Non rompere, dai, lasciami usare il computer in pace, non c'ho voglia
di starti a sentire”.
Stupida
ragazzina che non dà peso alle parole che pronuncia: avrei dovuto
saperlo, dovevo immaginarlo che si sarebbe arrabbiato ma quelle singole
sillabe sono uscite dalla mia bocca senza che io potessi fermarle.
Sciocca noncuranza.
Urla, mi
chiama puttana, è arrabbiato. Lo sapevo. La sua voce sembra ovattata,
non riesco a seguire ciò che sta dicendo, sento ogni cellula del mio
corpo tremare, sono paralizzata.
Afferra il mio braccio ed inizia a storcerlo, sempre più forte. Sto
urlando anch'io ora? Sento un altro dolore alla schiena. Cosa sta
facendo? Non riesco a capire cosa succede. Le sue mani mi afferrano e mi
stritolano, ingiuriano la mia pelle. Odo la mia voce stridula che
piagnucola per il dolore, le lacrime scendono dal mio volto ma non sento
dolore: è la mia testa, è tutto concentrato lì. Non esisto più, non
sento nulla: è come vedermi dall'esterno senza comprendere pienamente
ciò che sta accadendo, cercando di divincolarmi dalle sue morse per
istinto e per paura sperando che, ad un certo punto, si calmi: cosa che,
effettivamente, non so come, non so perché ma accade. Mi spinge verso
la porta d'uscita e mi chiude fuori.
Si è fermato,
finalmente. Posso ricominciare a respirare, riesco a sentire le mie
lacrime scorrere e la mia testa pulsare, il suo cuore battere ad un
ritmo meno sostenuto.
Telefono ad un'amica, in lacrime:
“Cosa succede? Stai bene?” risponde lei allarmata.
“L'ha rifatto, mi ha picchiata di nuovo, non so cosa fare, mi ha chiusa fuori, sono le quattro del mattino non so dove andare, sono senza soldi” parlo veloce quasi senza una pausa.
“Denuncialo, vai alla polizia” poi aggiunge: “Puoi restare da me, comunque”
“Non posso denunciarlo” mi lamento, poi, sento la voce di lui che mi chiama scusandosi “Cosa posso fare, dimmi cosa devo fare? Non so cosa fare, aiutami, lui è qui, vuole riportarmi a casa”
“No, no e no tu ora vieni da me immediatamente, per favore non fare cazzate e mollalo all'istante” è preoccupata per me, si sente dalla voce, è nervosa: non sa cos'è esattamente successo, non sa che è stata colpa mia se lui ha reagito in quel modo. La mia amica sicuramente sente la voce di lui pregarmi di tornare, forse pensa sia come il miagolio di un gatto che pretende del cibo ma non è così, è pentito realmente per ciò che ha fatto.
“Cosa succede? Stai bene?” risponde lei allarmata.
“L'ha rifatto, mi ha picchiata di nuovo, non so cosa fare, mi ha chiusa fuori, sono le quattro del mattino non so dove andare, sono senza soldi” parlo veloce quasi senza una pausa.
“Denuncialo, vai alla polizia” poi aggiunge: “Puoi restare da me, comunque”
“Non posso denunciarlo” mi lamento, poi, sento la voce di lui che mi chiama scusandosi “Cosa posso fare, dimmi cosa devo fare? Non so cosa fare, aiutami, lui è qui, vuole riportarmi a casa”
“No, no e no tu ora vieni da me immediatamente, per favore non fare cazzate e mollalo all'istante” è preoccupata per me, si sente dalla voce, è nervosa: non sa cos'è esattamente successo, non sa che è stata colpa mia se lui ha reagito in quel modo. La mia amica sicuramente sente la voce di lui pregarmi di tornare, forse pensa sia come il miagolio di un gatto che pretende del cibo ma non è così, è pentito realmente per ciò che ha fatto.
“L'hai fatto di nuovo. Mi avevi promesso. Avevi detto che non l'avresti più fatto, mai più”
“Scusami amore, non volevo. Lo sai: a volte si perde il controllo e si dicono e si fanno cose che non si vorrebbe. Perdonami. Non lasciarmi. Non posso vivere senza di te”
“Ora me ne vado”
“No, non andartene, non andartene. Se lo fai morirò, mi ucciderò, non farlo, ti scongiuro”
“Scusami amore, non volevo. Lo sai: a volte si perde il controllo e si dicono e si fanno cose che non si vorrebbe. Perdonami. Non lasciarmi. Non posso vivere senza di te”
“Ora me ne vado”
“No, non andartene, non andartene. Se lo fai morirò, mi ucciderò, non farlo, ti scongiuro”
Non c'è più
pericolo, lui è calmo: posso stare tranquilla, è finito tutto. Posso
tornare a casa da lui, giusto per stanotte, giusto per evitare che
faccia qualche sciocchezza come buttarsi sotto un treno.
È pentito, ne
sono certa più che mai. Mi guarda con quegli occhi disperati, ha
bisogno di me: non posso abbandonarlo, devo aiutarlo. Non mi picchierà
più, l'ha promesso, ha capito che se lo rifarà mi perderà. La prossima
volta lo lascerò... la prossima volta... lo amo troppo, non posso
pensare a rimanere senza di lui.
Non è successo niente, non riaccadrà più.
* * *
Prova a
metterti al mio posto, prova a pensare di essere tu l'amica che ti ha
sentito piangere al telefono chiedendole aiuto, prova a pensare di
essere la tua stessa madre, quanto saresti arrabbiata al posto suo?
Quanto saresti arrabbiata al mio posto? Sto cercando ti capire e
comprendere cosa ti passi per la testa: una parte di me sa che tu
dipendi da lui.
Sono
quell'amica che ha tentato di mettersi al tuo posto, sono quella persona
che chiami quando hai bisogno, sono quella ragazza di cui non ascolti i
consigli. Sono quella che perderai quando ti vedrà tornare da lui
poiché il disgusto per quell'uomo e la preoccupazione per la tua
incolumità lasceranno spazio alla consapevolezza che tu vuoi sia così,
che a te piace essere picchiata perché sei la prima a non credere in se
stessa.
Etichette:
Letteratura,
Progetti artistici,
Racconti brevi
Ubicazione:
Bologna, Italia
martedì 22 febbraio 2011
Paralisi e Rivoluzione
L'attenzione
italiana si sta focalizzando principalmente sulla figura del nostro
Presidente del Consiglio mentre attorno a noi vengono portati a termine
dei colpi di stato.
Secondo
Renato Mannheimer, attualmente, solo il 28 % degli italiani desidera
vedere ancora in carica Berlusconi eppure, lui, spinge al massimo tutti
gli ingranaggi parlamentari per creare nuove leggi che lo salvino da se
stesso.
Il
suo piano di battaglia inizia è iniziato ieri, giorno dedicato alla
calendarizzazione dei processi brevi: in altre parole tutti i processi,
quali Mediaset e Mills, verrebbero annullati dalla prescrizione,
risultando, inoltre, Berlusconi tutt'ora incensurato.
Domani,
invece, la giornata sarà dedicata, ovviamente, ad intercettazioni ed
immunità parlamentare tentando, come precedentemente accaduto, di
“imbavagliare” i giornalisti.
Il titolo di un articolo di ieri su “Il Fatto” cita: “Basta B. gli italiani vogliono votare” (http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/20/mannheimer-basta-b-gli-italiani-vogliono-le-urne/93156/)
eppure tutto tace: come sempre sediamo tranquilli a guardare la
televisione, lamentandoci della situazione attuale ma, come si suol
dire, non ci rimbocchiamo le maniche.
Passiamo
il tempo a seguire le vicende di Berlusconi, catalizzatore
d'attenzione, senza comprendere che siamo circondati, letteralmente, da
degli Stati in rivoluzione.
I
nostri giornalisti non si sono lasciati sfuggire il fatto che, mentre
USA, Gran Bretagna, Francia e Germania denunciavano indignati l'uso
della violenza sulla folla attuata dalle forze dell'ordine in Libia
(circa 300 morti) l'Italia si diceva preoccupata per gli sbarchi
clandestini a cui sarà sottoposta.
Umanamente
la reazione italiana è alquanto discutibile ma politicamente bisogna
tener conto di quanto il fattore sbarchi sia pericoloso da un punto di
vista di sicurezza nazionale: il clima di disordine che ora regna e
l'arrivo di migliaia di persone sulle nostre coste sarà difficile da
contenere.
Senza
contare che Tripoli ha contattato ieri un rappresentante dell'unione
europea, l'ambasciatore ungherese, avvertendo che se l'UE continuerà a
proteggere i manifestanti le autorità non si occuperanno del fronte
delle immigrazioni.
Da non dimenticare, inoltre, i patti che, in questi anni l'Italia ha stretto con Gheddafi:
-
festini per lui organizzati da Berlusconi con giovani ragazze
http://www.byoblu.com/post/2009/11/17/Lo-Stato-pappone-di-Berlusconi-e-Gheddafi.aspx -
il 2,01% delle azioni della società Finmeccanica nelle mani dell'ex dittatore http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-01-22/libia-entra-finmeccanica-081759.shtml?uuid=AabhXs1C
-
nonché anche il 7,578% delle azioni Unicredit, sforando il tetto massimo del 5% che ogni azionista dovrebbe avere
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2010-09-17/fondo-sovrano-libico-muove-082906.shtml?uuid=AY9EGfQC -
in un'intervista del 17 gennaio dell'anno odierno, rilasciata a Maurizio Caprara (Corriere della Sera), Frattini “indica l'attuale Muammar el Gheddafi, al potere dal 1969 con un colpo di Stato, come un modello di dialogo con le popolazioni di un Paese arabo”
http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Interviste/2011/01/20110117_FrattiniTunisia.htm
Tutto
questo per non dimenticare quanto l'Italia si sia lasciata risucchiare
dagli eventi, alla ricerca d'affari, ed ora rischi secondo Enrico Jacchia,
responsabile del Centro di Studi Strategici, di dover fronteggiare una
possibile richiesta d'asilo di Gheddafi nel caso riesca a lasciare la
Libia incolume sprofondando, logicamente, il nostro Paese in un
“pasticcio europeo”.
Probabilmente,
quindi, sarebbe meglio iniziare a preoccuparsi di quanto l'Italia stia
rischiando, al momento, sul fronte estero, essendo il Paese più vicino
ai disordini che stanno accadendo, mettendo da parte un Presidente del
Consiglio che, invece, è interessato a salvare la propria persona dai
processi in cui è imputato.
Ci
stiamo sempre più avvicinando ad un regime di emergenza: tutti i Paesi
europei, nonché l'America (Obama stesso ha condannato l'uso della
violenza contattando il monarca del piccolo Stato del Barheim, suo
vecchio alleato e ponendosi, quindi, in una posizione alquanto scomoda)
se ne stanno preoccupando e rabbrividiscono all'idea che possa dilagare
la violenza oltre i confini medio-orientali mentre l'Italia, silenziosa,
attende ed osserva timorosa nel prendere una posizione...
Ubicazione:
Bologna, Italia
giovedì 10 febbraio 2011
Cronaca dal Mondo dei Vivi
Ieri è stata
indetta la giornata nazionale dedicata agli stati vegetativi,
considerati dall'esecutivo una forma di disabilità. È stata scelta,
paradossalmente, come data il 9 febbraio poiché essa coincide con la
morte di Eluana: deceduta due anni fa, dopo diciassette anni di stato
vegetativo, in seguito all'interruzione dell'alimentazione ed
idratazione artificiali richieste dal padre che si è battuto contro ciò
che riteneva un “accanimento terapeutico”.
Logicamente, e condivido l'affermazione, il padre di Eluana ha commentato così la manifestazione: inopportuna ma soprattutto indelicata" per me, aggiunge: “il 9 febbraio sarà la giornata del silenzio".
Tante persone hanno speculato e parlato di questo caso e della mancanza o meno di morale ed umanità che si trova dietro alla decisione di rendere l'eutanasia legale ma creare una giornata come questa in nome di una ragazza che, non dimentichiamolo, aveva manifestato la sua riluttanza a rimanere in vita in uno stato del genere prima del fatale incidente: coloro che parlano, però, di questa manifestazione sembrano averlo dimenticato.
Il sottosegretario Eugenia Rocella, infatti, commenta in questo modo: “a tutti noi l’anniversario della morte di Eluana Englaro, una ragazza affetta da disabilità grave la cui vita è stata interrotta per decisione della magistratura”.
Al di là di tutte queste “lotte politiche” riguardo l'argomento in questione e, soprattutto, la volontà da parte di alcuni, di rendere la figura di Eluana una sottospecie di vittima o, peggio ancora, martire e di parlare a nome suo sebbene non abbiano mai avuto modo di conoscerla personalmente (cosa che trovo inutile e pretenziosa), il mio interesse si focalizza sulla grande questione del “Testamento Biologico”.
Per quanto riguarda lo stato italiano è molto difficile pensare che la religione, il governo attuale e, diciamolo, i benpensati che affliggono la nostra società rendano possibile il “Testamento Biologico” a causa di qualche paura atavica che rende loro alquanto incomprensibile dare facoltà e libertà di scelta a tutti. Il testamento, infatti, sarebbe semplicemente una volontà, manifestata anticipatamente (cioè in visione di un possibile futuro in stato vegetativo) dal paziente.
Prendendo un caso lasciato maggiormente in sordina ma in cui la protagonista aveva effettivamente lasciato uno scritto in cui le sue volontà erano state chiaramente manifestate: Anna Busato, in seguito ad aneurisma si trovava in stato vegetativo e, in seguito ad un appello fatto dal marito in Italia, il consorte ha deciso di portarla direttamente in Olanda dove, dopo tre mesi di attesa, hanno deciso di rispettare il “Testamento Biologico” lasciandola morire (un articolo maggiormente informativo sulla questione si trova su: http://www.lucacoscioni.it/rassegnastampa/da-venezia-all-olanda-morire-come-eluana).
A questo proposito rimando alla legge olandese 194, in vigore dal 2001, consultabile tramite il link: http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2006/03/che_cosa_dice_l.html
In
cui, leggendo attentamente, viene sottolineato come l'eutanasia non
venga “somministrata” senza coscienza ma seguendo precise direttive
quali:
"1. I requisiti di accuratezza, indicati nell'articolo 293, secondo comma, del Codice Penale, prevedono che il medico:
a. abbia la convinzione che si sia trattato di una richiesta libera e ben meditata del paziente,
b. abbia la convinzione che si sia trattato di una sofferenza ineludibile e insopportabile del paziente,
c. abbia informato il paziente della situazione in cui egli si trovava e delle sue prospettive,
d. con il paziente sia giunto alla convinzione che per la situazione in cui egli si trovava non vi fosse altra soluzione ragionevole,
e. si sia consultato con almeno un altro medico indipendente, il quale abbia visto il paziente e abbia dato per iscritto il suo giudizio sui requisiti di accuratezza indicati nei punti a-d, e
f. abbia praticato l'eutanasia o l'assistenza al suicidio con accuratezza medica.
2. Se il paziente di sedici anni o più non è più in grado di esprimere la sua volontà, ma prima di cadere in tale condizione era stato giudicato in grado di fornire una ragionevole valutazione dei suoi interessi e aveva rilasciato una dichiarazione scritta contenente una richiesta di eutanasia, allora il medico può dare seguito a questa richiesta. I requisiti di accuratezza, indicati nel primo comma, sono applicabili in conformità.
3. Se il paziente minorenne ha un'età compresa tra i sedici e diciott'anni ed può essere ritenuto in grado di fornire una valutazione ragionevole dei suoi interessi, il medico può dare seguito alla richiesta del paziente di eutanasia o di assistenza al suicidio, dopo avere coinvolto il genitore o i genitori che esercita o esercitano la patria potestà su di lui, oppure il suo tutore, prima di prendere una decisione.
4. Se il paziente minorenne ha un'età compresa tra i dodici e i sedici anni e può essere ritenuto in grado di fornire una valutazione ragionevole dei suoi interessi, il medico - se il genitore o i genitori che esercita o esercitano la patria potestà su di lui, oppure il suo tutore, possono essere d'accordo con l'eutanasia o con l'assistenza al suicidio - può dare seguito alla richiesta del paziente. Il secondo comma è applicabile in conformità."
a. abbia la convinzione che si sia trattato di una richiesta libera e ben meditata del paziente,
b. abbia la convinzione che si sia trattato di una sofferenza ineludibile e insopportabile del paziente,
c. abbia informato il paziente della situazione in cui egli si trovava e delle sue prospettive,
d. con il paziente sia giunto alla convinzione che per la situazione in cui egli si trovava non vi fosse altra soluzione ragionevole,
e. si sia consultato con almeno un altro medico indipendente, il quale abbia visto il paziente e abbia dato per iscritto il suo giudizio sui requisiti di accuratezza indicati nei punti a-d, e
f. abbia praticato l'eutanasia o l'assistenza al suicidio con accuratezza medica.
2. Se il paziente di sedici anni o più non è più in grado di esprimere la sua volontà, ma prima di cadere in tale condizione era stato giudicato in grado di fornire una ragionevole valutazione dei suoi interessi e aveva rilasciato una dichiarazione scritta contenente una richiesta di eutanasia, allora il medico può dare seguito a questa richiesta. I requisiti di accuratezza, indicati nel primo comma, sono applicabili in conformità.
3. Se il paziente minorenne ha un'età compresa tra i sedici e diciott'anni ed può essere ritenuto in grado di fornire una valutazione ragionevole dei suoi interessi, il medico può dare seguito alla richiesta del paziente di eutanasia o di assistenza al suicidio, dopo avere coinvolto il genitore o i genitori che esercita o esercitano la patria potestà su di lui, oppure il suo tutore, prima di prendere una decisione.
4. Se il paziente minorenne ha un'età compresa tra i dodici e i sedici anni e può essere ritenuto in grado di fornire una valutazione ragionevole dei suoi interessi, il medico - se il genitore o i genitori che esercita o esercitano la patria potestà su di lui, oppure il suo tutore, possono essere d'accordo con l'eutanasia o con l'assistenza al suicidio - può dare seguito alla richiesta del paziente. Il secondo comma è applicabile in conformità."
Concludo, quindi, chiedendomi quale sia il timore di dare la possibilità alle persone di scegliere se continuare a vivere in stato vegetativo oppure morire. È una decisione personale di cui non vedo alcuna minaccia verso altri se non i famigliari che, spesso, egoisticamente (ma comprensibilmente) continuano a pensare che il risveglio dei propri cari sia possibile: il “Testamento Biologico” toglierebbe loro ogni speranza.
Ubicazione:
Bologna, Italia
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