domenica 15 novembre 2009

Sex, Lies and Videotapes





Lo so, sono completamente assorbita dal corso di laboratorio audiovisivo dell’università per cui in questo periodo finisco sempre per parlare di quello.

Sta volta ho voglia di analizzare le tematiche desunte da queste lezioni. Mi spiego meglio: l’idea è di creare più cortometraggi (documentari-inchiesta) dedicati allo stesso tema, scelto dal professore, e cioè la sessualità, per poi unirli tutti assieme creando un solo film di circa un’ora con un’idea collante (un vero e proprio inferno considerando che ho scelto di occuparmi proprio di quest’ultima e sono affiancata da altre sette persone con cui non ho mai avuto modo di lavorare).

Torniamo, però, a noi. I temi prescelti sono dei più disparati: sadomasochismo, sesso virtuale in webcam, autoerotismo, concezione della nudità, la parabola discendente del desiderio negli anziani (ma perché dobbiamo per forza pensare che le persone di una certa età diventino asessuate?), diversa concezione sessuale tra musulmani ed ebrei (lascio desumere a voi a chi è venuto in mente questo tema), concezione della chiesa cristiana del sesso, omosessualità, scambisti, il sesso dal punto di vista di un cieco (perché pensano sia interessante metterlo a confronto con la nostra visione dell’immagine, la cosa più degradante è che vogliono fare l’intervista in un sexy-shop).

Detto questo, che cosa manca?

Ho la sensazione che per far scalpore ci si dimentichi delle cose belle del sesso, delle cose semplici che lo costituiscono e che oramai i miei “colleghi” percepiscono come banali: abbiamo dimenticato che l’atto in sé porta ad una conseguenza importante, la nostra nascita.

Non abbiamo compreso la differenza tra sessualità ed erotismo mescolandoli assieme e senza comprendere come il primo sia legato ad un’azione, un’istintività animale, ed il secondo ad un piacere puramente umano e razionale legato ad un gioco sensuale.

È come se il bombardamento mediatico che oggi subiamo più che disincantarci e renderci indifferenti ci abbia fatto diventare dei voyeur, amanti dei segreti nascosti dietro una serratura, e dimentichi della bellezza di un atto semplice ed istintivo: non riusciamo più a viverlo come qualcosa di naturale ma lo schematizziamo in sovrastrutture fittizie perché siamo ormai incapaci di vivere realmente la conoscenza propria e dell’altro.

Mi raccomando, però, l’ordine è “guardare, mostrarlo, cercare di farne parlare gli altri ma non dire che noi stessi siamo quei voyeur”.

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