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Viviamo in una società di arrivisti incapaci di collaborare seriamente ad un progetto. Esistono solo tre categorie di persone, escludendo le eccezioni e chi è un po’ allucinatamente deviato verso la metafisica, e cioè: chi si crede di poter comandare, chi preferisce fingere di sottostare ma in realtà delega e chi si lascia trascinare dagli eventi incurante del fatto che domani avrà disimparato a sopravvivere.
Sto facendo una bellissima esperienza con i gruppi in laboratorio: chi vuole fare, perché interessato al progetto o semplicemente perché l’ha preso seriamente, soccombe sotto i colpi di chi se ne frega altamente perché lo giudica qualcosa di inutile e solo importante ai fini di un voto.
Se ci comportiamo così al lavoro cosa succede? Nasce la società italiana, ovviamente fatta di gente stressata da un lato perché crede di avere tutto sulle sue spalle e dall’altro perché cerca di ingegnarsi per fare il meno possibile e delegare.
La parola magica dell’Italia è proprio Delegare.
Laviamocene le mani prima di cadere in un progetto giudicato da noi inutile, impossibile, intrattabile, perché i sogni, il sapere aiutare chi ci sta attorno al di là del suo essere o meno malato, l’impegnarsi a fondo per qualcosa che non sia per il nostro esclusivo consumo è qualcosa di aberrante, è una perdita del nostro preziosissimo tempo che sta per scadere sotto i colpi d’ascia scagliati dalle lancette dell’orologio.
Come pretendere quindi di costituire una società fatta di persone che collaborano o comunque sanno vivere in modo costruttivo assieme se per primi siamo noi a giudicarlo impossibile?
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