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Non so perché ma ogni qualvolta mi capita di viaggiare con Trenitalia qualcosa di strano scatta in me facendomi venir voglia di scrivere un articoletto dedicato a questa magnifica compagnia ferroviaria.
Settanta minuti d’aspetto, per Frecciarossa, alla stazione di Bologna sabato scorso sono nulla a confronto dell’arrivo a Milano. Ovviamente, avevo perso la coincidenza (un’Eurostar) per andare a Genova. Per fortuna c’erano altri due treni poco dopo il mio arrivo a Milano: ho fatto una corsa (si fa per dire dato che si procedeva a passo da cerimonia funebre e più che camminare venivi spintonato e trascinato dagli altri utenti) per prendere il primo dei due che sarebbe dovuto risultare in partenza entro pochissimi minuti, era fermo nel binario con 45 minuti di ritardo, la fantastica scusa, spero, inventata dal personale è stata: “Non troviamo la motrice”… forse qualcuno deve essersela messa in tasca e portata a casa per sbaglio: dopotutto è talmente minuscola che perderla è all’ordine del giorno.
Prima di fiondarmi su un treno regionale, che fermava a Genova Principe e che ha fatto solo dieci minuti (accettabilissimi) di ritardo, ho tentato di chiedere al personale delle ferrovie come fare per il biglietto data la differenza abissale del prezzo da me pagato: si sono trasformati tutti magicamente in macchinisti (è la prima volta che mi capita). Ho chiesto ad un gruppo di cinque persone ferme a mangiare senza far nulla che si sono limitate a guardarmi senza rispondere. Alla fine ho trovato un capotreno che mi ha liquidata dicendomi: “Sali sul regionale perché l‘intercity non parte, oggi va così, non so dirti assolutamente nulla per il biglietto”.
Arrivata a Genova Principe ho chiesto al personale delle informazioni come fare per farmi rimborsare il biglietto non utilizzato. Mettiamo da parte la gentilezza, sempre poco di casa, e concentriamoci sulla competenza. I miei biglietti erano stati fatti on-line e la mia “amica” delle informazioni venendolo a sapere ha storto la bocca dicendo che per questo tipo di scelta non c’è tanta garanzia quanta quella data al cartaceo. Inoltre, il biglietto non era rimborsabile perché avrei dovuto (perdendo il treno) andare alla biglietteria di Milano (che è un “tantinello” lontana dai binari) e chiedere se potevano cambiarmelo prima che il treno che avevo perso partisse: operazione impossibile. In più, tanto per prendere in giro ulteriormente l’impiegata mi fa: “Non dovrei dirtelo ma se vuoi recuperare i soldi del biglietto devi scrivere che hai rinunciato al viaggio e che ti sei fermata a Milano utilizzando il portale delle ferrovie on-line nella sezione Rimborso”.
Ho controllato, tanto per scrupolo, se potevo richiedere il rimborso del biglietto ma è impossibile: il sito richiede il codice PNR del biglietto on-line e decide in automatico se la corsa è rimborsabile o meno e, la prima scelta, risulta tale solo nel caso l’utente lo abbia richiesto prima della partenza del treno interessato.
L’apoteosi è giunta ieri quando Trenitalia aveva garantito tutti i treni del pomeriggio sopprimendo, magicamente, quello diretto a Milano delle ore: 16.10.
Per non ritrovarmi a Milano la sera ho deciso di partire stamattina e, ovviamente, alle informazioni mi hanno detto di nuovo di richiedere il rimborso on-line, cosa che ho fatto quasi immediatamente.
Sorpresa: il sito internet non mi accetta il rimborso del treno che è stato soppresso e di quello che, ovviamente, ho perso a causa del primo mi trattiene il 20% come da norma di legge che, però, da quanto è stato pubblicizzato e da quello che mi era stato detto poco prima allo sportello non avrebbe dovuto esserci, in altre parole dovevano rimborsarmi l’intero viaggio. Cosicché ho deciso di mandare una lettera ai reclami e, ora, aspetto una risposta che dovrebbe arrivare entro 30 giorni, data in cui aggiornerò i risultati.
Un consiglio finale a tutti gli utenti che comprano biglietti on-line: se non siete sicuri di poter partire o sapete già in partenza che ci saranno dei problemi relativi a ritardi e coincidenze è meglio che optiate per il cartaceo.
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